Il saldo del conto aziendale, da solo, non dice quanto denaro sia davvero disponibile per un investimento. Una parte può servire per stipendi e fornitori, un’altra per imposte e rate, un’altra ancora per un progetto già previsto. Per capire quanta liquidità lasciare sul conto occorre ricostruire queste esigenze e i tempi in cui si presenteranno.
La domanda utile per un imprenditore è quindi: quali impegni devono sostenere queste risorse, e quando? Da qui nasce una gestione della liquidità aziendale coerente con il funzionamento dell’impresa e con le sue prospettive.
Prima del saldo, il calendario degli incassi e dei pagamenti
Un’impresa può avere un buon risultato economico e attraversare comunque settimane in cui le uscite precedono gli incassi. Per questo partirei da un prospetto di tesoreria: saldo iniziale, entrate realisticamente previste e pagamenti alle rispettive scadenze.
Per i mesi più vicini può essere utile un dettaglio settimanale, affiancato da una previsione mensile sui periodi successivi. Il livello di precisione dipende dall’attività: stagionalità, concentrazione dei clienti, tempi di incasso e investimenti programmati possono cambiare molto il fabbisogno.
Le previsioni vanno poi confrontate con scenari meno favorevoli: un cliente che paga in ritardo, una spesa straordinaria, un rallentamento delle vendite. Una linea di credito disponibile è un elemento da considerare, verificandone condizioni e utilizzabilità, ma non va trattata come un incasso certo.
Tre funzioni da distinguere nella liquidità aziendale
1. Liquidità operativa
È la quota che sostiene l’attività corrente: stipendi, fornitori, imposte, contributi, rate e altri impegni prevedibili. Deve essere disponibile nei tempi necessari ai pagamenti. Il suo dimensionamento nasce dai flussi di cassa e dai possibili disallineamenti tra entrate e uscite.
2. Riserva di sicurezza
È il margine aggiuntivo per ritardi negli incassi, imprevisti e periodi di minore attività. La sua dimensione va calibrata sull’impresa: due aziende con lo stesso fatturato possono avere esigenze molto diverse. Una riserva adeguata contribuisce a evitare decisioni prese nell’urgenza.
3. Risorse per progetti ed eventuali eccedenze
Occorre distinguere anche il capitale destinato a un macchinario, a una nuova sede o ad altri progetti dalle risorse che, dopo questa analisi, risultano effettivamente libere. Un importo accantonato per un pagamento fra dodici mesi conserva una destinazione precisa, anche se oggi compare sul conto.
Solo dopo aver considerato operatività, riserva e progetti si può valutare l’impiego delle eventuali eccedenze, con un orizzonte e un livello di rischio compatibili con le esigenze aziendali.
Un esempio: un’impresa con 500.000 euro sul conto
Esempio ipotetico e puramente illustrativo: gli importi non derivano da un caso reale e non costituiscono una ripartizione consigliata.
Supponiamo che un’impresa, ricostruendo i propri flussi, individui:
• 180.000 euro necessari per coprire il fabbisogno operativo nei mesi successivi, tenendo conto degli incassi previsti;
• 100.000 euro come riserva aggiuntiva per scenari meno favorevoli, senza conteggiare due volte le stesse spese;
• 120.000 euro destinati a un investimento produttivo previsto fra dodici mesi;
• 100.000 euro come eccedenza potenziale da valutare.
Il saldo è 500.000 euro, ma nell’ipotesi descritta la quota potenzialmente libera è 100.000 euro. Anche questa conclusione va verificata: potrebbero esserci vincoli, impegni non ancora inseriti o esigenze future che richiedono di mantenere un margine maggiore.
Il punto dell’esempio è il metodo: attribuire una funzione alle somme prima di scegliere come impiegarle.
Come valutare un investimento della liquidità eccedente
Una volta individuata l’eccedenza, la scelta richiede di valutare insieme durata, rischio, tempi di disponibilità e costi. Il rendimento prospettato è solo uno degli elementi.
La possibilità di vendere o chiedere un rimborso non equivale alla certezza di recuperare immediatamente il capitale versato. Il valore può oscillare e l’accredito può richiedere tempo. Anche per strumenti obbligazionari vanno considerati il rischio dell’emittente, le variazioni di prezzo e le condizioni di rimborso.
Per risorse che devono finanziare una spesa ravvicinata, queste caratteristiche hanno un peso particolare. Per ogni soluzione occorre leggere la documentazione pertinente e verificare costi, vincoli e compatibilità con la situazione dell’impresa.
Sui principi generali di rischio, orizzonte temporale e costi, un riferimento utile è il materiale educativo della Banca d’Italia: Cosa sapere prima di investire (https://economiapertutti.bancaditalia.it/aree-tematiche/risparmio-e-investimenti/introduzione-agli-investimenti/).
Coordinare impresa e patrimonio della famiglia
La liquidità aziendale va letta anche nel contesto del patrimonio dell’imprenditore. Partecipazioni societarie, immobili, garanzie personali e investimenti finanziari possono dipendere da fattori di rischio comuni.
Questo coordinamento deve rispettare la distinzione tra risorse della società e risorse personali. L’eventuale trasferimento di somme alla famiglia richiede valutazioni societarie e fiscali specifiche, da affrontare con il commercialista e gli altri professionisti coinvolti.
Nel mio lavoro parto dall’organizzazione complessiva del patrimonio e dagli obiettivi. Quando necessario, il percorso coinvolge le competenze specialistiche di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking e i professionisti di fiducia del cliente, nel rispetto dei rispettivi ruoli.
Domande frequenti sulla liquidità aziendale
Quanti mesi di spese bisogna tenere sul conto?
Non esiste un numero adatto a tutte le imprese. Occorre valutare incassi, scadenze, stagionalità e possibili imprevisti. Un criterio espresso in mesi può essere un punto di partenza, da verificare sui flussi effettivi.
La liquidità eccedente va sempre investita?
L’investimento è una possibilità da valutare. Le risorse potrebbero essere utili per un progetto produttivo, per un maggiore margine di sicurezza o per altre esigenze aziendali. La decisione dipende dal quadro complessivo.
Un investimento rimborsabile è adatto ai pagamenti correnti?
La rimborsabilità, da sola, non basta. Vanno verificati tempi di accredito, oscillazioni possibili, vincoli e costi, confrontandoli con le scadenze dei pagamenti.
Da dove cominciare
Un primo confronto può partire da quattro elementi: disponibilità attuali, calendario dei flussi di cassa, progetti dell’impresa e quadro del patrimonio personale e familiare.
Per approfondire il percorso, visita la pagina sulla gestione della liquidità aziendale per imprenditori (https://marcocamanini.it/gestione-liquidita-aziendale-imprenditori) e quella dedicata ai servizi Private Wealth Management (https://marcocamanini.it/private-wealth-management-lombardia).
Marco Camanini – Consulente Finanziario e Private Banker Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking. Dal 1987 affianco famiglie e imprenditori nella pianificazione finanziaria e patrimoniale. Studio a Lovere, in provincia di Bergamo, e incontri disponibili anche a Brescia; seguo clienti in tutta Italia.
Richiedi un primo confronto sulla liquidità aziendale e sul tuo patrimonio. (https://marcocamanini.it/contatti)
Contenuto informativo generale. Le scelte richiedono una valutazione delle caratteristiche e delle esigenze della singola impresa.
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